Accedi/Registrati
Negozi

Le parole di Ludovico Einaudi sono melodia pura, espressioni di un pensiero intonato.

Le parole di Ludovico Einaudi sono melodia pura, espressioni di un pensiero intonato. Il compositore e pianista, nato nel ’55 a Torino, è un esploratore di sonorità che, a ogni album - da Le onde del 1992 fino a In a Time Lapse del 2013, passando per Divenire (2006), Nightbook (2009) e Islands (2011) - invita a viaggiare in armonie che dischiudono nuovi mondi, pur fedeli a linguaggio individuale. È riuscito in un’impresa possibile solo ai grandi: essere amatissimo sia dai conoscitori della musica d’autore, sia dal grande pubblico. E la riprova non è solo il calore umano che trova nei concerti – sempre sold out – nel mondo, ma anche nel successo di vendite. È stato nominato “Chevalier des Arts et des Lettres” dal Ministro della Cultura e della Comunicazione della Repubblica Francese. E si è esibito, unico italiano, all’ iTunes Festival a Londra.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI 200 STEPS

Canali

PARLANDO CON LUDOVICO EINAUDI

L’ispirazione: cos’è? Da dove e come arriva?

È quel momento che “ferma” la riflessione tra un elemento esterno e le sue ripercussioni sulla nostra interiorità. Per esempio, alcuni anni fa vidi Il trittico della natura di Giovanni Segantini: per me quelle immagini erano come fotogrammi che alludevano al movimento. Mi è sembrato naturale svolgerle in un discorso musicale più esteso. Ed è nato Divenire.

Quali e quanti sono i passaggi tra pensare un motivo e realizzarlo?

Può succedere che un brano nasca quasi compiuto in una giornata, anche se ciò non significa che io non ci abbia pensato per giorni prima. Altre volte succede che a una musica, pur affascinante, non si riesca a offrire la prospettiva ideale, quella che vorresti. E allora si può passare a una prima, una seconda riscrittura. E poi ci sono idee così potenti da poter sempre comunicare sensazioni, anche se suonate in maniere e con orchestrazioni differenti.

Comporre musica: un dono o si può imparare?

Per chi possiede “l’orecchio assoluto” è una predisposizione. Ma si può coltivare seguendo altri interessi: la scienza, le arti, la letteratura, i viaggi…

Nel suo processo creativo, esiste un luogo dove preferisce comporre?

Non c’è una relazione diretta tra l’estremamente bello che mi può circondare e l’estremamente bello nel mio lavoro. Anzi. Le composizioni migliori le ho scritte in città, a Milano. Pensi che una volta mi ero portato i miei strumenti al mare, in un posto meraviglioso. Ma ero distratto dalla bellezza intorno, e non trovavo ispirazione per lavorare. Per concentrarsi davvero, non c’è bisogno di guardare fuori. Ma di guardarsi dentro.

Cosa significa avere stile?

Riconoscersi, ritrovarsi in ciò che si fa.

Esiste una buona e una cattiva musica?

Esiste una cattiva musica sia a livello tecnico, sia a quello espressivo. Come quando è eseguita bene, ma non produce emozioni. Quella buona, deve condensare innovazione e mistero.

A cosa vorrebbe servisse la sua musica?

A lasciare dentro qualcosa che metta in moto le idee. Il più grande complimento è sapere che alcuni, ascoltando i miei brani, hanno scritto una poesia, dipinto un quadro. O semplicemente, hanno sorriso a un altro giorno. Penso che la musica possa penetrare profondamente e in maniera diretta nell’animo. Si è più indifesi, di fronte alle note. Ed è fantastico.

 

THE LOOK

Gilet grigio cinque bottoni. Camicia in cotone. Pantaloni in lana grigi. Mocassini neri in vitello.


SCOPRI