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Toby Stephens

Toby Stephens, 44 anni, é uno degli artisti più eclettici della sua generazione. Rispettato interprete di teatro, cinema, televisione e radio, é a proprio agio interpretando sia commedie romantiche che drammi shakespeariani e spericolati film d’azione per i maggiori network televisivi americani. La sua scelta dei ruoli sembra essere legata allo sfidarsi di continuo sul piano creativo, ottenendo risultati inattesi. Dopo il revival di Private Live, la commedia d’epoca jazz di Noël Coward messa in scena nel west end londinese, ha passato sei mesi in Sud Africa a girare il violento dramma televisivo Black Sails, in cui interpreta il re dei pirati Captain Flint. Il cambio di ritmi fra teatro e cinema é qualcosa che gli piace.

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TOBY STEPHENS

''Girare un film può essere una pratica molto solitaria. Spesso ciò che succede é che le persone non ti dicono quello che pensano del tuo lavoro se non dopo settimane. Fino a quel momento, sei da solo, e può essere alquanto frustante. Quando sei su un palco, invece, sai subito se una cosa funziona o meno. Il pubblico del teatro reagisce in maniera viscerale a qualsiasi cosa tu faccia, e tutto succede in tempo reale: sai se si stanno divertendo. Se c’é un lungo monologo e il silenzio é assoluto, sai di tenerli in pugno. E anche l’energia che ricevi dal pubblico é vera''.

Nel 2002 Stephens é stato il più giovane attore nella storia dei Bond movies ad essere scelto per il ruolo del cattivo (Gustav Graves) in La Morte può Attendere, con Pierce Brosnan, Judi Dench e Madonna. In seguito, anziché lasciare che i produttori americani gli affibbiassero l’etichetta di ennesimo attore inglese dal perfetto accento British, nel 2004 ha accettato la sfida di interpretare Amleto per la RSC, nel 2005 si é spostato a Bollywood per progetto cinematografico e sempre nello stesso anno ha interpretato Anthony Armstrong Jones, marito della principessa Margaret, per la serie televisiva inglese The Queen’s Sister.

 

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''E' sempre difficile interpretare un personaggio che il pubblico conosce bene in modo che risulti ancora attuale. Ciò che rende Amleto immortale, nonostante ogni anno venga interpretato da numerosi attori, é che ognuno gli conferisce la propria individualità. Ci sono modi infiniti di recitarlo e infinite sfumature, in quel tipo di ruoli''.Ogni qual volta Toby Stephens affronta un film in costume, lo fa con un’interpretazione moderna che rispetta la storia e la rende rilevante per il pubblico contemporaneo. Non c’era niente di educato e compito nel suo Mr Rochester in Jane Eyre, andato in onda sulla BBC nel 2006. L’attore ha identificato l’aspetto oscuro del romanzo di Charlotte Bronte e fatto emergere la passione frustrata del burbero più nobile della letteratura inglese. É riuscito a portare un elemento di novità in un classico, pur restando del tutto convincente nel costume di scena.

''I tuoi vestiti dicono chi sei. Laurence Olivier iniziava sempre dalle scarpe, che erano la chiave del suo personaggio. Appena indossi un costume cammini in un certo modo, ti siedi in un certo modo, ti comporti in un certo modo: tutti elementi che danno sapore al personaggio che interpreti''.

Ed è proprio questa sua capacità di trovare una chiave nuova per l’interpretazione di testi classici che lo rende un attore teatrale straordinario. É uno dei pochissimi ad aver lavorato con la RSC (Amleto) e al National Theatre (Danton’s Death), all’Old Vic (The Real Thing) e alla Donmar Waehouse in Casa di Bambola di Ibsen, dove divideva il palcoscenico con Gillian Anderson. La sua interpretazione di Elyot Chase in Private Lives di Noël Coward - ruolo interpretato dal drammaturgo stesso per una piece che é stata anche uno dei più grandi successi teatrali della madre, Maggie Smith - é stato uno dei momenti più alti della sua carriera, che ha portato in scena il copione di Coward così com’era, anziché come una commedia affettata anni ’30.

 

 

IL LOOK

Nell’intervista della serie '200 Steps', Toby Stephens sceglie uno stile classico, con un che di eccentrico, in cui il Blue Klein è protagonista.


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